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Come la scienza (quella vera) indaga sugli UFO

Ci sono più cose in cielo e in terra di quante l’onorevole Gaetano Nastri sia disposto a tollerare. Così, qualche tempo fa, il deputato di Fratelli d’Italia ha depositato alla Camera un’interrogazione parlamentare che invocava chiarimenti sugli oggetti volanti non identificati che invaderebbero il nostro spazio aereo. Un «mistero», a giudizio di Nastri, che dura da decenni «e che alla base pone la domanda dell’esistenza di altre civiltà extraterrestri». L’interrogazione prendeva spunto da una recente pubblicazione di Mursia, UFO. I dossier italiani (pp. 328, euro 18) di Vincenzo Sinapi e Lao Petrilli, giornalisti esperti di cronaca militare, che hanno avuto accesso ai faldoni, ora declassificati, custoditi negli archivi dell’Aeronautica militare: centinaia di testimonianze di piloti, privati cittadini e appartenenti alle forze dell’ordine, che segnalano incontri con oggetti sconosciuti, per lo più discoidali (ma anche «a forma di ocarina»), solitari o in flottiglie, intenti a compiere manovre inspiegabili oppure immobili a terra.

Segnalazioni di ogni genere, ma tutte «qualificate», cioè passate al vaglio investigativo del II Reparto dello Stato Maggiore della Difesa che, verificati i requisiti di attendibilità, emette il verdetto: OVNI, l’acronimo italiano che corrisponde a UFO. Oggetto Volante Non Identificato.

Dal 1978, quando l’allora governo Andreotti designava il II Reparto quale unico organo incaricato di investigare sul fenomeno, gli avvistamenti archiviati sono stati 445. Il 2013 ne conta sette: il 12 maggio, per esempio, un OVNI ha provocato un incendio in provincia di Cosenza; un altro, a Ferragosto, ha impressionato un testimone di Marino (Roma) per la sua forma perfettamente triangolare; mentre una coppia genovese, la notte del 25 maggio, ha visto ben sei luci andare su e giù «ora a destra ora a sinistra, in diagonale, indipendentemente l’una dall’altra», compiendo manovre tali da portare gli osservatori a escludere che potesse trattarsi «di qualcosa di razionalmente pensabile». D’altronde un UFO è esattamente questo: un oggetto «impensabile», la cui origine non è riconducibile a eventi umani o a fenomeni naturali noti.

Tra i fenomeni naturali, certo, ne esistono ancora di cui ancora ignoriamo cause ed effetti, pur sapendo che rispondono alle leggi della fisica. I fulmini globulari, per esempio, sono una manifestazione dell’elettricità atmosferica studiata dai fisici da quasi due secoli, ma ancora nessuno ha capito davvero che cosa siano. Sono sfere di luce dai colori e dal diametro variabili, insoliti al punto da poter essere confusi con un UFO per via del loro comportamento: procedono a zig-zag, passano attraverso i muri senza danneggiarli, talvolta sembra che annusino le persone. Anche un pallone sonda o un drone possono poi essere confusi con un UFO. E qui entriamo nel campo degli «eventi tecnologici», quelli che suscitano il maggiore interesse. Infatti, se il comune cittadino tende a non meravigliarsi troppo della propria ignoranza degli eventi troposferici, gli è più difficile accettare che un oggetto con le sembianze di un manufatto non gli ricordi nulla di conosciuto. Di qui la tendenza a considerarlo proveniente da altri mondi.

Venerdì di Repubblica 6 giugno 2014 002

«Esistono degli oggetti non identificati, è vero. Ma non esiste una sola evidenza che li colleghi a delle intelligenze extraterrestri» dice Giovanni Bignami, tra i più autorevoli scienziati nel campo della ricerca spaziale, attuale presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica. «Al momento non siamo neppure in grado di dire che cosa sia la vita perché ne conosciamo un tipo solo, la nostra. Per credere che gli UFO siano alieni bisognerebbe aver fatto l’ipotesi gigantesca che esista una vita extraterrestre, poi che questa vita sia intelligente e infine che sia arrivata a portare a termine un viaggio interstellare. Senza alcuna prova, questi tre passaggi non sono ipotizzabili e ogni speculazione è del tutto antiscientifica».

Non tutti la pensano così. Neppure tra gli scienziati. Lo scorso 21 maggio l’astronomo Dan Werthimer, direttore del Search of Extra-Terrestrial Intelligence Institute (SETI), istituto di ricerca dell’Università di Berkeley che studia le forme di vita extraterrestri cercando i segni della loro abilità tecnologica (per esempio la capacità di inviare segnali che noi possiamo recepire attraverso la strumentazione) ha riferito al Congresso che l’esistenza di vita microbica extraterrestre è certa «quasi al cento per cento». Il suo collega Seth Shostak, anzi, ne prevede la scoperta entro i prossimi vent’anni. Werthimer ha anche aggiunto che la possibilità che questa vita abbia avuto, da qualche parte, un’evoluzione di tipo intelligente, è «plausibile e suscettibile di verifica scientifica». Un’affermazione non scontata, se si pensa che la tanto vituperata ufologia, variegata disciplina che studia gli oggetti non identificati, insiste da tempo, senza in genere trovare ascolto, sulla «plausibilità» di questa ipotesi e sul valore di un approccio scientifico al tema.

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Fin qui la scienza si è limitata a dire che il 90 per cento degli avvistamenti trova spiegazioni standard (droni, fulmini globulari, palloni sonda) e che solo un 5-10 per cento resta inspiegato. Ma una delle ragioni per cui credere nell’arrivo di navicelle con gli alieni risulta impossibile alla maggior parte dei fisici risiede nel limite invalicabile della velocità della luce che renderebbe i loro viaggi lunghi decine di migliaia di anni. Altri, come Michio Kaku, noto fisico statunitense esperto nella Teoria delle stringhe, pensano invece che gli UFO potrebbero essere veicoli in grado di sfruttare i buchi neri per viaggiare attraverso il tempo. Ma qui entriamo nella sfera delle ipotesi straordinarie, che, come ha detto l’astronomo Carl Sagan, richiederebbero prove straordinarie.

Non tutti sono però così scettici: l’Agenzia spaziale francese ha un’unità dedicata, il GEIPAN (Groupe d’Études et d’Information sur les Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés), dal 2011 sotto la direzione dell’ingegnere Xavier Passot. «Il nostro lavoro consiste nel migliorare la qualità dei dati attraverso il perfezionamento delle interviste ai testimoni, dei sistemi d’osservazione automatici e dell’analisi delle fotografie» dice Passot. «Esistono alcuni dati rilevanti, benché rari: fotografie autentiche e dichiarazioni di testimoni indipendenti. Il fatto di essere una cellula dell’Agenzia spaziale garantisce la nostra serietà, il che ci è d’aiuto quando richiediamo delle consulenze esterne. D’altronde parliamo di un fenomeno complesso, la cui analisi necessita un approccio multidisciplinare. In linea teorica è possibile che una delle cause dei fenomeni che studiamo sia un’intelligenza extraterrestre. Ma non è certamente l’unica né, a mio avviso, la più probabile, vista l’esistenza di fenomeni terrestri di cui l’uomo ancora ignora cause ed effetti».

La NASA, da parte sua, ha recentemente dimostrato il proprio interesse anche per delle implicazioni più «umanistiche» del fenomeno UFO. E nel libro Archaeology, Anthropology and Interstellar Communication (si scarica gratis, anche in formato Kindle, direttamente qui) ha raccolto l’opinione di archeologi e antropologi sul tipo di comunicazione che potrebbe instaurarsi tra noi e un’eventuale civiltà extraterrestre.

Articolo scritto da Giulia Villoresi, su consulenza di Edoardo Russo (Centro Italiano Studi Ufologici – CISU) e apparso su “Il Venerdì di Repubblica” (numero 1368 del 6 giugno 2014). La consulenza di Edoardo Russo non è stata citata dalla giornalista Giulia Villoresi che si è giustificata con un “taglio redazionale”, come afferma al sottoscritto Paolo Fiorino (CISU).

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