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I “Rapimenti Alieni” finalmente spiegati?

Si voltarono le spalle e vidi che la persona che mi esaminò aveva un lungo ago in mano. Guardai bene l’ago. Era più grande di tutti quelli che avevo visto prima“. Tale è il racconto fatto da Betty e Barney Hill della loro esperienza a bordo di un disco volante, dopo essere stati rapiti presso Franconia Notch, nel New Hampshire, nel 1961 del ventesimo secolo. Un racconto che fu all’origine del best-seller ‘The Interrupted Jorney’.
Migliaia di testimonianze simili sono state raccolte durante gli anni 60, sopratutto negli Stati Uniti. E questa storia divenne lo scenario tipo dei telefilm di fantascienza degli ultimi cinquant’anni. Ma, per Anne Skomorowsky, psichiatra al New York Presbyterian Hospital e regolare collaboratrice del Scientific American, Barney Hill non ha mai incontrato un UFO sulle strade poco illuminate e isolate del New Hampshire. Molto probabilmente fu il risveglio accidentale durante una operazione di asportazione di tonsille in anestesia generale.

SVEGLIARSI DA UN INCUBO

La psichiatra cita come prova il rapporto pubblicato nel settembre scorso dal Royal College of Anaesthetists sul risveglio intraoperatorio (nel corso di un intervento chirurgico) e le conclusioni, a suo avviso, sostengono la tesi di uno psicoanalista presso la Columbia University, David F. Forrest. In un rapporto intitolato “Alien Abduction: A Medical Hypothesis“, pubblicato nel 2008, Forrest ha postulato che, durante una anestesia generale, una coscienza accidentale si trova probabilmente dietro questi rapporti di rapimenti da parte degli extraterrestri. Lo psicanalista aveva particolarmente notato alcuni elementi classici di uno scenario di rapimento: umanoidi verdi con enormi occhi attorno al soggetto disteso su un tavolo freddo, sotto una luce molto intensa. Una situazione identica a quella vissuta dal paziente in una sala operatoria, dove il suo corpo è esposto a un chirurgo e ai suoi assistenti, tutti in possesso di maschere e camici di colore verde.

Il rapporto del Royal College of Anaesthetists sottolinea, da parte sua, importanti disturbi psicologici, talvolta permanenti, in caso di incidenti anestetici. Due terzi delle persone intervistate per il suddetto studio ha testimoniato un sentimento di impotenza e di panico nel momento del loro risveglio in piena operazione. Più del 40 percento di essi soffriva di disturbi che variavano dal moderato a quello grave ed alcuni sono stati dichiarati invalidi a causa di importanti disturbi post-traumatici.

STRESS POST-TRAUMATICO

Per Anne Skomorowsky, il rapimento da parte di extraterrestri potrebbe essere una delle peggiori eredità da risveglio intraoperatorio. Ma di certo non unico, indica la psichiatra. Per esempio, “se detestate il jazz e se avete subito una operazione chirurgica, ciò può essere spiegato da un ricordo. Come nel caso di una delle persone interrogate nello studio del Royal College of Anaesthetists. Precedentemente amante del jazz, ella sviluppò una strana avversione verso questa musica dopo la sua operazione. Anni più tardi, ella ricordò di aver ascoltato, nel corso dell’operazione chirurgica, una delle sue canzoni di jazz preferite in sala operatoria“.

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Discussione

Un pensiero su “I “Rapimenti Alieni” finalmente spiegati?

  1. Non sono d accordo con la tesi esposta.
    Se Anne Skomorowsky avesse ragione, allora non si capisce come mai anche il marito di Betty (ossia Barney) abbia avuto la medesima esperienza (che lo turbo cosi profondamente da alterarne lo stato di salute fino alla morte).
    L’unico modo per convalidare la tesi esposta sarebbe asserire che sia Betty che il marito Barney subirono ambedue operazioni chirurgiche,ambedue con risvegli prematuri da annestesia, ambedue abbiano sviluppato la stessa medesima psicosi dovuta a tale risveglio,ambedue associando tale shock ad un intervento di alieni avvenuto lo stesso giorno,sulla stessa strada di casa, e ambedue tali psicosi sono avvenute all’unisono.
    Credo sia probalisticamente piu’ possibile la tesi ufologica rispetto alla probalita’ che sia stata una concatenazione cosi eclatante di eventi sfociati poi in psicosi.
    In oltre se tale tesi dell’annestesia si applicasse in toto alla fenomenologia dei rapimenti, crollerebbe di fatto, dal momento che risvegli in sala operatoria sono molto rari, rispetto alla mole delle abduction.
    Senza contare che il 99% dei rapiti non ha subito risvegli improvvisi nel bel mezzo di normali operazioni chirurgiche ospedaliere.
    Se la tesi della psicologa fosse vera, allora tutta la letteratura sulla metodica dell annestesia ne conseguerebbe stravolta.
    Sinceramente trovo tale tesi del tutto strampalata, e sono certo che lo sia perfino la stessa autrice.

    Pubblicato da Daniele | 17 novembre 2014, 7:29 pm

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