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Scienziata dell’Università del Connecticut: “scopriremo alieni artificiali, non omini verdi”

In una intervista apparsa su Daily Mail, Susan Schneider, professore associato di Filosofia alla Università del Connecticut e autrice di molti articoli sulla vita aliena, allineandosi ad altri scienziati come Stephen Hawking, Steven J. Dick, Seth Shostak e Richard Dawkins, ha dichiarato che la vita extraterrestre intelligente con cui, si ipotizza, avremo il primo contatto sarà quella artificiale.

Susan Schneider, che ha lavorato con il dottor Seth Shostak del SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence), afferma: “trovare vita microbica non sarebbe così sconvolgente come trovare vita intelligente e questa scoperta potrebbe portare a una sorpresa. Se si guarda alla nostra civiltà, le persone sono sempre più immerse su computer, e possiamo già vedere le tracce di ciò nella nostra cultura“.

Il silicio è più veloce dei cervelli“, continua. “L’idea è che il nostro cervello sia in realtà abbastanza lento; pensate a come sia difficile ricordare anche un numero telefonico. I ricercatori che si occupano di Intelligenza Artificiale (AI) e la maggior parte delle persone che si occupano di informatica pensano che tra 50 anni l’intelligenza artificiale sarà più intelligente di quella dell’uomo. Sembra quindi che il prossimo passo evolutivo possa essere ‘postbiologico’, una sorta di computer parziale in quanto le persone decideranno di ‘caricare’ (upload) se stessi. Ciò può sembrare un po’ folle, e come filosofo non lo approvo, ma penso che la cosa sia una sorta di modello che molta gente stia iniziando a notare. Gli alieni saranno di gran lunga più avanti di noi e, come sembra, potrebbero essere sofisticate forme di intelligenza artificiale molto più intelligenti di noi. Un qualcosa di sconvolgente, non è vero?“.

Continuando la dottoressa Schneider afferma che ciò non significa necessariamente che il nostro elevarsi ad una razza fondata sulla intelligenza artificiale (AI) venga consolidata su una pietra, e che ci saranno alcune persone che resisteranno a ciò.

In Nord America gli Amish rifiutano l’uso della tecnologia, e si spera che altri possano pensare alle stesse cose in modo molto rapido”, ha affermato. “Ma“, aggiunge, “non sarei sorpresa se in cinquant’anni avessimo la connessione internet via cavo per il nostro cervello“.

Oltre ad un aspetto di calcolo, un altro limite del nostro cervello è la sua dimensione e vulnerabilità, cosa che indica che una razza più avanzata di noi porterebbe all’estinzione la nostra.

Il tipo di idea che fluttua intorno alla NASA e al SETI Institute è quella che le più sofisticate civiltà aliene che incontreremo potrebbero non essere biologiche. I nostri cervelli sono limitati alle dimensioni del nostro cranio, ma un computer può occupare una intera città o pianeta. E se avessimo necessità di viaggiare nello Spazio, gli esseri umani non sarebbero molto resistenti. Ma con i computer, non avremmo la stessa minaccia di cui preoccuparsi“.

Secondo la dottoressa Schneider, “tale scoperta potrebbe indicare che il passaggio dal biologico alla macchina è qualcosa che si svolge su altri pianeti, e indicherebbe la direzione ultima che l’umanità ha intrapreso“. E avrebbe un enorme impatto sulla nostra società, “come un romanzo di fantascienza che prende vita“.

La dottoressa Susan Schneider conclude affermando: “In un certo senso, scoprire una vita intelligente basata sulla intelligenza artificiale (AI) potrebbe essere ancora più sorprendente nello scoprire gli omini verdi“.

Sito internet della dottoressa Susan Schneider (link)

Documento dal titolo ‘Alien Minds‘ della dottoressa Susan Schneider in formato Pdf (link)

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Discussione

2 pensieri su “Scienziata dell’Università del Connecticut: “scopriremo alieni artificiali, non omini verdi”

  1. Credo che la “direzione” indicata sia quella giusta. Nel futuro si assistera’ sempre di piu’ all sovrapporsi tra robotica e bioingegneria. Allo stato attuale se voglio creare un arto artificiale devo per forza di cose dotarlo di motori e attuatori per ogni grado di mobilita’, cio comporta un peso e un fabbisogno energetico che limita’ paradossalmente lo stesso scopo della creazione di tale arto.
    Oggigiorno piu’ un robot e’ complesso e piu’ pesa e meno autonomia energetica dispone. Questo perche’ le batterie davono alimentare decine e decine di motori elettrici attuatori ecc. Senza contare l’hardware che lo gestisce e i sensori per percipire il mondo esterno.
    In futuro credo che la genetica e la bioingegneria offriranno soluzioni molto piu’ avanzate. E i robot saranno organismi bio-cibernetici. Una vera sorta di vita artificiale.
    Cmq anche se inun lontano futuro l’umanita’ entrera’ in contatto con questi ipotetici Alieni Artificiali, resta cmq il fatto che qualcuno (forse estinto da millenni, deve per forza averli creati).
    Un po’ come i Cyloni di Battlestar Galattica.

    Pubblicato da Daniele | 12 dicembre 2014, 1:43 pm

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  1. Pingback: Enrico Baccarini | ENIGMA | Scienziata dell’Università del Connecticut: “scopriremo alieni artificiali, non omini verdi” - Enrico Baccarini | ENIGMA - 9 dicembre 2014

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