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ARTICOLI, Esobiologia

Contattare gli extraterrestri. Rischiare oppure no?

Gli anni a venire si preannunciano forieri di grosse novità per i “cercatori” di extraterrestri. La comunità scientifica ormai non mette più in dubbio che ci sia “qualcosa o qualcuno là fuori”, ma per comunicarlo ha necessità di avere una prova scientifica incontrovertibile della LORO esistenza e, con ogni probabilità, già a partire dal 2018 se ne potrebbe sapere di più.

Il METI, acronimo di Messaging Extra-Terrestrial Intelligence, capeggiato da Douglas Vakoch suo presidente ed ex direttore del dipartimento per la comunicazione interstellare del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), propone un piano ambizioso, quello di entrare ATTIVAMENTE in contatto con eventuali civiltà tecnologiche extraterrestri. Come? Inviando forti segnali verso Proxima b, pianeta extrasolare roccioso più “vicino” al nostro sistema solare e che orbita attorno alla stella Proxima Centauri e situata a circa 4,2 anni luce di distanza da noi e, successivamente, estendere i segnali verso stelle e pianeti più lontani.

Perché focalizzare le attenzioni degli scienziati su quel pianeta? Perché è il luogo ideale per la presenza di vita extraterrestre. E sono così certi che invieranno deliberati e ripetuti messaggi, forti, per mesi o per anni. L’unico intoppo potrebbe essere il costo dell’ambizioso progetto, circa 1 milione di dollari per finanziarlo. Affinché ciò si realizzi, il METI organizzerà diverse conferenze nel 2017, nel tentativo di arrivare ad avere l’opportunità di costruire un potente trasmettitore in qualche luogo remoto e iniziare a operare.

Se tutto andrà, come si auspicano i promotori di questo progetto, per il verso giusto, si pone il legittimo dubbio se sia auspicabile o meno fare questa follia. Perché di vera e propria follia si tratta. Non sappiamo cosa ci sia là fuori. E’ come se lanciassimo una bottiglia, con all’interno un messaggio, in un vasto e impervio oceano. Dopo un certo tempo si arriva alla destinazione prefissata, ma non sai cosa o chi leggerà il messaggio, se mai lo leggerà.

Potrebbe essere una civiltà che non intende rispondere e nascondere la propria presenza, oppure potrebbe essere intenzionata a rispondere e dire “ciao umani, noi ci siamo”, ma siamo così convinti che quella risposta, apparentemente bendisposta nei nostri confronti, non nasconda in realtà la nostra “condanna a morte”?

proxima-b-2-2

Rispondere benevolmente non è sempre sinonimo che dall’altra parte ci sia una civiltà colma di pregiato e invidiabile “bon ton” cosmico. Potrebbe essere il contrario, potrebbe essere una trappola per tutti noi, potrebbe essere un inganno di una specie predatrice e bellicosa, che non aspetta altro per diffondersi in altre zone dell’universo come fameliche cavallette insaziabili. Fantascienza alla “Independence Day”? Può darsi, ma il rischio, che non solo chi scrive pone in evidenza, è davvero elevato.

Siamo quindi a un bivio, o rischiare – e la scienza si fonda anche sul fattore “rischio” – di porre fine all’annoso dilemma se “siamo soli o meno” con la scoperta di “altri” da qualche parte del cosmo, con i problemi che una tale scoperta può portare, oppure non fare nulla, lasciando quanto meno l’umanità al sicuro.

Ma, nel calcolo delle innumerevoli possibilità, il rischio, la “folle” ricerca di un qualcosa di intelligente nel cosmo potrebbe portare, in modo imprevisto, per davvero – e questo sarebbe davvero auspicabile – alla scoperta di una VERA civiltà pacifica e disposta a conoscerci, che ci farà finalmente dire: “chi siamo per davvero?“, riuscendo a definire il reale posto di noi stessi nell’universo, andando al di là di ideologie religiose e filosofiche che verranno di conseguenza annichilite e eclissate, perché quando avverrà il “primo contatto” tutto cambierà, statene certi.

Chi scrive quindi è propenso affinché il rischio venga fatto, qualunque cosa accada. E voi lo siete?

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